Giovanni (Stefano Calvagna) è il capo della tifoseria di una delle maggiori squadre italiane. Per un caso fortuito (?), durante una rissa con la tifoseria avversaria colpisce a morte un giovane, con una coltellata al petto. E' costretto a fuggire per evitare la prigione e si rifugia sul lago di Garda, alloggiando in una pensione sotto falso nome.
Trova sostentamento e i soldi per vivere dalla sua passione (e fortuna) per le scommesse. Nella ricevitoria incontra una donna di cui si innamora.
Per non rimanere lontano dallo stadio e dalla voglia di violenza che lo pervade, ogni volta che la squadra locale gioca in casa, si mescola ai tifosi ospiti cercando di provocare gli altri per far partire le cariche e le risse.
Rimane però coinvolto in una serie di eventi che lo portano ad essere ricattato. Ma un fatto gli offrirà la possibilità di redimersi.
Ma?
Giudizio: film completamente privo di sostanza e di approfondimento. Viene affrontata la visione dell'ultras da un punto di vista errato, sostanzialmente dal punto di vista dell'infame che va allo stadio con il coltello o la spranga e non a mani nude. E si cerca di farlo passare come sensato. Inoltre viene descritta una situazione dello stadio e delle trasferte come poteva essere fino a 4-5 anni fa, ma certamente non adesso. La completa assenza di polizia negli stadi è veramente surreale e impossibile. Irrealistico all'ennesima potenza. Voto: 3

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